Accrual al debutto: utilità, criticità, correzioni, prospettive

di Riccardo Compagnino

1. Introduzione

L’introduzione della contabilità economico-patrimoniale (accrual accounting) nel settore pubblico costituisce uno dei più rilevanti processi di riforma dei sistemi contabili degli ultimi decenni. Tale evoluzione si inserisce in un più ampio percorso di armonizzazione e modernizzazione della finanza pubblica, avviato a livello nazionale ed europeo, volto a rafforzare la trasparenza, la comparabilità e la sostenibilità dei conti pubblici.

Nel tradizionale modello di contabilità pubblica, fondato prevalentemente sulla competenza finanziaria, l’attenzione è storicamente concentrata sugli aspetti autorizzatori della spesa e sugli equilibri di bilancio di breve periodo. Questo approccio, pur essendo funzionale al controllo della legalità e al rispetto dei vincoli di finanza pubblica, presenta limiti evidenti nella rappresentazione della reale situazione economica e patrimoniale degli enti pubblici.

La contabilità accrual, già ampiamente utilizzata nel settore privato e adottata in numerosi ordinamenti pubblici internazionali, si propone di colmare tali lacune, consentendo una rappresentazione sistematica dei costi e dei ricavi di competenza economica, nonché del patrimonio e delle passività, comprese quelle potenziali. In Italia, il percorso di introduzione dell’accrual si collega alle riforme avviate dal decreto legislativo n. 118/2011, al processo di armonizzazione contabile e, più recentemente, allo sviluppo dei principi contabili pubblici ispirati agli standard europei (EPSAS).

2. Entro il 30 giugno 2026 il primo rendiconto accrual: attese e difficoltà

La predisposizione del primo rendiconto economico-patrimoniale in ottica accrual entro il 30 giugno 2026 rappresenta una scadenza di particolare rilevanza per le amministrazioni pubbliche. Essa segna il passaggio da una fase sperimentale e preparatoria a una fase di applicazione sistematica del nuovo modello contabile.

Le attese associate a tale adempimento sono molteplici. In primo luogo, si confida in una maggiore conoscenza del patrimonio pubblico, spesso sottovalutato o non adeguatamente censito nei sistemi contabili tradizionali. In secondo luogo, il rendiconto accrual dovrebbe consentire una più accurata analisi dei costi delle politiche pubbliche e dei servizi erogati, favorendo valutazioni di efficienza ed efficacia.

Accanto alle attese, emergono tuttavia difficoltà operative e concettuali. La ricostruzione dei valori iniziali di stato patrimoniale richiede complesse attività di inventariazione e valutazione, disciplinate da principi contabili ancora in fase di consolidamento. A ciò si aggiungono criticità legate all’adeguamento dei sistemi informativi, alla riconciliazione tra dati finanziari ed economico-patrimoniali e alla carenza di competenze specialistiche all’interno degli enti.

Non va infine sottovalutata la difficoltà di natura culturale: l’accrual presuppone un cambiamento di paradigma, che sposta l’attenzione dal solo rispetto dei vincoli autorizzatori alla valutazione complessiva della gestione pubblica nel medio-lungo periodo.

3. L’accrual come apporto aggiuntivo di utilità informativa

Una questione centrale nel dibattito dottrinale riguarda l’effettiva capacità dell’accrual di generare un valore informativo aggiuntivo rispetto alla contabilità finanziaria. L’esperienza comparata dimostra che l’introduzione di nuovi schemi di bilancio non è di per sé sufficiente a migliorare la qualità delle decisioni pubbliche.

L’utilità dell’accrual dipende dalla sua integrazione nei processi di programmazione, gestione e controllo. In particolare, la rilevazione dei costi di competenza consente di superare la visione frammentata della spesa pubblica e di valutare la sostenibilità delle politiche nel tempo, anche in relazione agli impegni futuri e alle passività latenti.

Se, al contrario, l’accrual viene vissuto come un mero adempimento formale, esso rischia di produrre informazioni scarsamente utilizzate e di aumentare la distanza tra contabilità e decisioni amministrative. Ne deriva l’esigenza di un utilizzo consapevole e sostanziale dei dati economico-patrimoniali, supportato da adeguati strumenti di reporting e analisi.

4. Accrual e appesantimento dei carichi di lavoro

Uno degli aspetti più critici dell’introduzione dell’accrual riguarda l’impatto organizzativo sulle strutture amministrative. La coesistenza della contabilità finanziaria e di quella economico-patrimoniale comporta, almeno nella fase iniziale, un significativo incremento delle attività contabili.

Tale appesantimento è particolarmente avvertito negli enti di minori dimensioni, caratterizzati da risorse umane limitate e da un’elevata stratificazione degli adempimenti normativi. Il rischio concreto è che l’accrual venga percepito come un aggravio burocratico, anziché come uno strumento di miglioramento gestionale.

Per mitigare questo rischio, la normativa e i principi contabili dovrebbero favorire soluzioni organizzative improntate all’automazione, all’integrazione dei sistemi e alla standardizzazione delle procedure, riducendo le duplicazioni informative e valorizzando le sinergie tra contabilità finanziaria ed economico-patrimoniale.

5. Accrual e semplificazione: un equilibrio necessario

La semplificazione rappresenta una condizione essenziale per la sostenibilità dell’accrual nel settore pubblico. Essa non deve essere intesa come riduzione del rigore contabile, bensì come razionalizzazione delle modalità di rilevazione e rappresentazione dei fatti di gestione.

In questa prospettiva, assumono rilievo strumenti quali il piano dei conti integrato, la definizione di criteri di valutazione omogenei e l’utilizzo di modelli standardizzati di bilancio. Particolare importanza riveste inoltre la digitalizzazione dei processi contabili e l’interoperabilità delle banche dati, in coerenza con gli obiettivi di semplificazione amministrativa perseguiti a livello nazionale ed europeo.

L’equilibrio tra complessità informativa e sostenibilità operativa costituisce una delle principali sfide dell’accrual, soprattutto nella fase di prima applicazione.

6. Accrual e principali criticità applicative

Le criticità applicative dell’accrual nel settore pubblico sono numerose e ampiamente discusse in dottrina. Tra le principali si segnalano le difficoltà di valutazione dei beni demaniali e patrimoniali indisponibili, la determinazione degli ammortamenti e la gestione dei fondi per rischi e oneri.

Ulteriori problematiche riguardano la rappresentazione delle passività potenziali e degli impegni di lungo periodo, non sempre facilmente quantificabili, nonché la comparabilità dei dati tra enti diversi e nel tempo. Tali criticità risultano particolarmente accentuate nella fase di avvio, quando le prassi applicative non sono ancora pienamente consolidate.

È pertanto necessario prevedere meccanismi di monitoraggio e revisione dei principi contabili, al fine di garantire un progressivo miglioramento della qualità informativa e della coerenza del sistema.

7. Il superamento della dicotomia tra contabilità pubblica e privata

L’adozione dell’accrual contribuisce a ridurre la storica dicotomia tra contabilità pubblica e contabilità privata, favorendo l’emersione di un linguaggio contabile comune. Pur permanendo differenze legate alle finalità istituzionali e ai vincoli normativi, il ricorso a schemi e criteri economico-patrimoniali avvicina i due ambiti.

Questo processo di convergenza risponde anche a esigenze di comparabilità internazionale e di dialogo con i mercati finanziari. Tuttavia, esso non deve tradursi in una trasposizione acritica di modelli privatistici, che potrebbero risultare inadeguati a rappresentare le specificità del settore pubblico.

8. Le partecipate pubbliche tra principi nazionali, internazionali ed EPSAS

Un ambito particolarmente complesso è rappresentato dalle società partecipate pubbliche, chiamate a operare in un contesto caratterizzato dalla compresenza di principi contabili nazionali, principi internazionali IAS/IFRS ed EPSAS.

Questa pluralità di riferimenti normativi genera oneri amministrativi e problemi di coerenza informativa, ma riflette anche la natura ibrida delle partecipate, collocate tra settore pubblico e mercato. L’ipotesi di un’unificazione dei principi contabili appare, allo stato attuale, difficilmente realizzabile.

Più realistico è un percorso di progressiva armonizzazione, volto a ridurre le differenze non essenziali e a garantire un quadro concettuale coerente. In tale prospettiva, l’accrual può fungere da linguaggio comune, capace di migliorare la trasparenza e la leggibilità dei bilanci del settore pubblico allargato.

Conclusioni. Dall’armonizzazione del d.lgs. 118/2011 all’accrual: una riforma in continuità

L’introduzione della contabilità economico-patrimoniale in ottica accrual non può essere letta come una riforma isolata o in discontinuità rispetto al percorso avviato con il decreto legislativo n. 118 del 2011. Al contrario, essa rappresenta il naturale completamento di un processo di armonizzazione contabile che ha progressivamente trasformato il sistema informativo delle amministrazioni pubbliche, ampliandone la capacità conoscitiva e rafforzandone la trasparenza.

Il d.lgs. 118/2011 ha perseguito obiettivi ambiziosi: garantire la confrontabilità dei bilanci pubblici, rafforzare il coordinamento della finanza pubblica, migliorare la leggibilità dei conti e consentire un più efficace controllo degli equilibri di bilancio. L’introduzione di schemi uniformi, del piano dei conti integrato e del principio della competenza finanziaria potenziata ha costituito un primo, decisivo passo verso una rappresentazione più strutturata e affidabile della gestione pubblica.

In questo quadro, l’accrual si innesta come strumento di completamento e di approfondimento informativo. Se il sistema delineato dal d.lgs. 118/2011 consente di presidiare gli equilibri finanziari e di garantire il rispetto dei vincoli di finanza pubblica, la contabilità economico-patrimoniale permette di cogliere le dimensioni economiche e patrimoniali della gestione, rendendo visibili i costi effettivi delle politiche pubbliche, la consistenza e l’evoluzione del patrimonio, nonché gli impegni di lungo periodo.

I risultati sperati dalle due riforme convergono dunque verso un obiettivo comune: superare una visione meramente autorizzatoria e di breve periodo della contabilità pubblica, per approdare a un sistema informativo integrato, in grado di supportare decisioni consapevoli e responsabili. In tale prospettiva, la contabilità finanziaria armonizzata e l’accrual non si pongono in rapporto di alternativa, bensì di complementarità.

Il successo dell’accrual dipenderà dalla capacità delle amministrazioni di valorizzare quanto già costruito con il d.lgs. 118/2011, evitando duplicazioni e incoerenze, e di utilizzare le nuove informazioni economico-patrimoniali non come meri adempimenti, ma come strumenti effettivi di governo della gestione pubblica. Solo in questo modo l’accrual potrà realizzare pienamente le promesse di maggiore trasparenza, accountability e sostenibilità che ne hanno giustificato l’introduzione, completando il disegno riformatore avviato oltre un decennio fa.

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