Riforma Accrual: la sfida dell’inventariazione straordinaria del patrimonio pubblico tra criticità sistemiche e opportunità

Di Riccardo Rapalli

Una finalità del nuovo sistema contabile Accrual è la valorizzazione del patrimonio pubblico. Ma per valorizzare il patrimonio pubblico occorre prima conoscerlo.

Qui iniziano le tante difficoltà dei Comuni nelle fasi inventariali di individuazione e classificazione dei beni demaniali e patrimoniali e la successiva valorizzazione degli stessi nello Stato patrimoniale.

Le criticità possono riassumersi in carenze di risorse finanziarie e di personale, spesso quest’ultimo non dotato delle competenze trasversali giuridiche, tecniche ed economiche richieste per la valorizzazione del patrimonio.

A ciò si aggiunge la scarsa considerazione da parte degli Amministratori e degli addetti ai lavori che vedono il patrimonio semplicemente come una fonte di costi e portatore di problemi complessi di non facile soluzione.

Le conseguenze, dal punto di vista organizzativo, sono la frammentazione delle competenze e delle conseguenti responsabilità nella gestione del patrimonio comunale.

Già il Decreto legislativo n.118 del 2011 aveva dato un forte impulso all’aggiornamento degli inventari; è noto che ad un inventario contabile deve corrispondere un inventario fisico.

Ma la realtà dice altro. Nella fase di ricerca e classificazione dei beni pubblici, i Comuni devono affrontare problematiche complesse che richiedono ingenti risorse finanziarie e competenze qualificate di cui spesso non dispongono all’interno della propria organizzazione.

Alcune criticità nella completa individuazione e classificazione dei beni, si possono rinvenire nelle seguenti fattispecie:

  1. acquisizione di opere a scomputo degli oneri. Spesso qui si incontrano problematiche sulla titolarità in quanto la convenzione urbanistica non è stata mai registrata nella conservatoria immobiliare. Altra difficoltà è rappresentata dalla carenza o addirittura assenza dei computi metrici nelle convenzioni urbanistiche dall’assegnare dei valori monetari ai terreni e opere acquisite quali strade, pubblica illuminazione, aree verdi, fognature, ecc…;
  2. costruzione di un demanio stradale. Problema diffusissimo è la presenza di terreni riconducibili a sedimi stradali; in questa fattispecie, le problematiche sono complesse alcune delle quali sono, particelle di terreni utilizzate parzialmente a strade e ancora intestate ai privati (che quindi devono essere frazionate e poi accorpate in catasto strade) o particelle censite al catasto terreni, ma che in realtà sono l’esatta sagoma del sedime stradale, intestate ancora a privati (che quindi non devono essere frazionate, ma da trascrivere nei registri immobiliari)
  3. categoria catastale attribuita al bene non conforme alla reale destinazione d’uso del bene stesso;
  4. difficoltà di ricostruire la titolarità giuridica del bene;

Ora la nuova riforma tenta di invertire questo scenario, dedicando specifici standard contabili alle immobilizzazioni materiali (Itas 4), immobilizzazioni immateriali (Itas 5) e alle concessioni e locazioni (Itas 6 e 7), di difficile implementazione all’interno dei Comuni.

Nella realtà, il nuovo standard contabile Itas 4 – Immobilizzazioni materiali, introduce rilevanti novità che destano preoccupazione agli addetti ai lavori, ma al tempo stesso rappresentano il momento giusto per effettuare un’operazione verità sullo stato attuale dell’inventario del proprio Ente.

Una prima novità rilevante introdotta dal nuovo standard contabile è il concetto di controllo di un’immobilizzazione materiale, elemento ben più sfumato e di difficile individuazione rispetto alla semplice titolarità giuridica, che costringe gli addetti ai lavori a verificare ad es. tutti i contratti di concessione e altre forme di partenariato pubblico-privato.

Una seconda novità è rappresentata dalla rilevazione e classificazione dei beni culturali con distinzione tra quelli operativi e non operativi.

La conseguente valutazione dei beni culturali è una tematica aperta a livello internazionale, ma in Italia assume un significato ancora più rilevante per la vastità del patrimonio culturale presente nel nostro Paese e, in particolare, anche negli enti territoriali di ridotte dimensioni.

Agli addetti ai lavori sono richieste tecniche di valutazione spesso sconosciute o di non facile applicazione: si pensi al costo di sostituzione o al valore d’uso, che richiedono nuove competenze o figure professionali.

Una terza novità è rappresentata dagli ulteriori attributi inventariali minimi richiesti dallo standard contabile Itas 4 che richiedono al Comune di riorganizzare i propri flussi informativi; in tal senso, occorre integrare l’attuale inventario già di per se carente, di ulteriori informazioni sul patrimonio quali, ad esempio, gli investimenti immobiliari o i beni mobili ubicati in uffici destinati ad erogare servizi pubblici, tipologie e natura dei beni culturali, data di prima iscrizione in bilancio, vita utile e metodo di ammortamento, i costi sostenuti di manutenzione straordinaria, gli introiti, il numero di visitatori a pagamento e non, ecc….

Una quarta novità, ma forse non assoluta, è la ricerca del costo storico come modello di valutazione delle immobilizzazioni materiali, spesso di non facile reperimento per gli immobili di lunga vetustà.

Nel campo della valutazione degli immobili è indicato il modello a valori correnti che richiede l’applicazione a valori di mercato, con verifica ciascun anno dell’eventuale valore aggiornato.

Nell’Itas 4 assume rilevanza la vita utile residua del bene che obbliga gli addetti ai valori ad effettuare le verifiche ciascun anno sullo stato d’uso dei beni, con conseguente modifica laddove necessario del piano di ammortamento.

Tutte queste novità possono essere vissute come ulteriori criticità ad una situazione inventariale già carente nel proprio Ente oppure come un’opportunità per effettuare un lavoro straordinario di rilevazione e classificazione del proprio patrimonio comunale.

Solamente dopo si potrà parlare di valutazione e conseguente valorizzazione del patrimonio pubblico.

Si può immaginare di paragonare questa operazione di inventariazione straordinaria come quella affrontata dai Comuni in sede di avvio del Dlgs. n. 118/2011 del riaccertamento straordinario dei residui.

Inutile fare la riclassificazione prevista dal Dl. n. 113/2024, senza aver compiuto un’analisi seria dello stato dell’inventario, alla luce delle novità introdotte dall’Itas 4.

Certo sarà difficile colmare il gap di tanti anni di non aggiornamento degli inventari, ma prima o poi bisogna mettere mano seriamente a questa problematica.

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